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Quando si fa sera

Novembre 7, 2021

Quando si fa sera e le storie degli altri

Nel libro di Nino D’Annunzio si intrecciano le vite vere di personaggi ai margini

La mia recensione pubblicata il 13 novembre 2021 su Il Messaggero

«La storia, quella che impariamo sui libri, non è maestra. A insegnare sono le storie delle persone che abbiamo vicino, dei parenti, degli amici che ci hanno raccontato qualcosa, persino degli sconosciuti le cui vite incontrano casualmente le nostre. È, insomma, il piccolo mondo quotidiano a offrirci gli insegnamenti più importanti». Nino D’Annunzio scrittore pescarese ed editor per diverse case editrici, riassume così il messaggio principale del suo nuovo libro, Quando si fa sera, pubblicato da Mondo Nuovo, con la prefazione di Maurizio Di Fazio. Una raccolta di racconti che vede come protagonisti uomini e donne comuni, all’ombra della grande storia, povera gente che spesso vive ai margini e che popola quel mondo fatto di invisibili, «di disperati che cercano una qualche forma di riscatto, di solitudini trafitte da un ultimo raggio di sole, umili eroi per caso». L’ambientazione è varia e ogni paesaggio fa parte di un meridione senza precisi confini geografici, dalla Pescara di una volta, alla Sinagoga romana, dalla Puglia alle Marche. Così come diventano abitanti di un universo allargato e condiviso Gigino Masciotra, detto lu vove, Damuccio, celebre per la sua declamata amicizia con Benito Mussolini, Zì Giuvànn e tanti altri che si muovono in un tempo, anche quello diversificato ma sempre uguale, che va dal Fascismo e fino all’era digitale. «Tutte le storie narrate fanno parte del mio vissuto», dice l’autore. «Per esempio, i miei nonni abitavano di fronte alle cucine per i soldati del fronte tedesco e da loro ho sentito raccontare alcuni fatti che mi hanno dato poi lo spunto per scrivere». Ma è solo un esempio. La raccolta di Nino D’Annunzio, scrive Di Fazio nella prefazione, «intreccia temi importanti: l’emigrazione, il fondamentalismo islamico, il fine vita, la giustizia fai-da-te, la malattia, il dolore incommensurabile per la perdita di un figlio. E rimandi a pagine storiche vergognose e poco frequentate, come il massacro nel campo profughi palestinese di Sabra e Shatila, nel 1982». E su tutto, sembra dirci l’autore,  su ogni  personaggio la cui vita è costantemente velata dalla malinconia, scende la sera che attenua e guarisce. «Perché le albe e le aurore non esisterebbero se prima non ci fosse il buio».

RobertaZimei
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