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Il venditore di aspirapolvere

Giugno 7, 2021

«Scopa o aspirapolvere?»

«Lei che dice?»

«Io a casa ce l’ho tutti e due!»

Sorriso mio.

Uno a zero per lui. Già io mi sentivo in difetto. Sporca. Una che non sa che a casa bisogna averli tutti e due, sia la scopa elettrica che l’aspirapolvere, forse non merita rispetto.

Il suo aspetto è quello di un collezionista di aspirapolvere: magro, semovibile come il tubo della macchina delle pulizie, occhiali in metallo, capelli corti, tuta blu da lavoro linda, senza un granello di polvere e cardigan stiratissimo e inamidato. 

Si muove come un gatto, con movimenti veloci e precisi. Apre scatole, tira fuori i pezzi, monta per poi smontare di nuovo e spiegare che ogni pezzo va al suo posto preciso e non ad un altro, zac zac, così. E in quale altro modo mai.

Opto per l’aspirapolvere, ma prima ancora che ne scelga uno, ha già capito che non sarò io ad occuparmi delle pulizie. E questo mi ferisce.

«Dica a chi lo userà di non forzare mai, ok? E si ricordi di far pulire i filtri. Io uso il compressore. Ce l’ha un compressore suo marito? Ce l’ha un garage? Ce l’ha un marito? (questo non l’ha detto ma lo ha pensato).

«Va bene, grazie. Lei quale mi consiglia fra questi aspirapolvere?»

«Io non do consigli, do pareri. Un consiglio è qualcosa di più. Significa prendi questo o quello perché te lo dico io. Invece deve decidere lei. A casa mia decido io e se mia moglie va a comprare un aspirapolvere, metta che viene qui, io a lei posso dare consigli. Mica a tutti».

«E se sua moglie andasse a comprare un aspirapolvere e una scopa in un altro posto e chiedesse un consiglio?»

«Non ci va»

Bene. Vorrei scappare, ma sono circondata da scatole piene di aspirapolvere pronti a risucchiarmi con una potenza di 2mila watt, compreso quello a risparmio energetico.

«Scusi dove trovo gli arrosticini?». Chiede un ometto.

«Arrosticini? Qui non vendiamo arrosticini», risponde il collezionista di aspirapolvere.

«Vuole dire i sacchetti o gli spiedini?»

«Sì sì », risponde l’ometto e va veloce verso il reparto della carta igienica, pur di allontanarsi.

«Non sopporto quelli che non hanno le idee chiare. Ci ha scambiati per un ristorante? Torniamo a noi, mi scusi. Animali in casa? C’è questo che ha dei filtri speciali per i peli, ma non glielo consiglio»

«Allora li dà i consigli!»

Ho sbagliato, lo so. Mi pento, sfoggio il mio sorriso migliore, inclino anche un po’ la testa sulla destra come per dire, su su, sto scherzando. Ma non mi degna di attenzione, né di uno sguardo e lascia aperta la scatola dei filtri speciali per peli di animali perché il caso non è ancora chiuso. Anzi.

«Vuole una ciofeca? Perché se vuole una ciofeca, signora, le CONSIGLIO questa»

Questa è la sua risposta alla mia provocazione sui consigli.

«No, grazie. Una ciofeca me l’avete già venduta l’anno scorso»

… quando ci vuole, ci vuole. Ma non vengo presa in considerazione.

«Proviamo», fa lui.

Ho temuto, per un millesimo di secondo, ho temuto. Nel tempo di quel proviamo, ho pensato, questo mi infilza con lo spiedino degli arrosticini e mi infila nel sacchetto insieme all’ometto di prima. Invece no, con serenità e metodo ha provato la potenza di ogni macchina e, dopo aver confessato in un momento di intimità, di essere stato deluso da un aspirapolvere che riteneva di gran lunga migliore degli altri, l’ha detto: 

«Le CONSIGLIO questo»

Sono rimasta senza parole. Il collezionista mi ha trattata come avrebbe trattato la moglie: mi ha dato un consiglio, non un parere freddo e tecnico, senza anima. Forse cominciava a volermi bene. Ho cercato con lo sguardo l’ometto degli arrosticini, avrei voluto dirgli vieni che te l’ho preparato, riprovaci che magari ti consiglia un ristorante dove mangiare gli arrosticini.

«Allora lo prende?»

«Sì»

«Bene, l’accompagno alla cassa. Conservi lo scontrino. Arrivederci»

«Grazie per il CONSIGLIO (e allora te la cerchi!). Arrivederci »

Entra una donna trafelata, secca come un chiodo e spettinata.

«Ma sei scemo! Non hai ripreso il bambino a judo. Mi hanno telefonato!»

A lui! Si rivolge al venditore di aspirapolvere con quel tono! Come si permette! Rimango esterrefatta: quella donna tratta l’uomo-aspirapolvere come se fosse l’ometto-arrosticini! Ma non ne ha ancora abbastanza, è furiosa.

«Come al solito! Sei un incosciente. Devo pensare io a tutto!»

Non è vero questo, se lo lasci dire. I filtri dell’aspirapolvere li pulisce lui col compressore, in garage. E figuriamoci come tratta la scopa elettrica. Signora, la prego. Ne tenga conto. Pensi, poco fa mi ha detto che se tratterò bene l’aspirapolvere, se pulirò bene i filtri, se periodicamente chiederò a mio marito di usare il compressore e se lo riporrò così come lui mi ha spiegato, nella scatola, potrò utilizzarlo per cinque, anche otto anni! Bene. Farò tutto, lo giuro. Forse potrei anche andare io a prendere il vostro bambino a judo e mangiare gli arrosticini cucinati dall’ometto, tutto senza protestare.

Ma non vi trattate male davanti a me, siate gentili e non ditemi, mai più, di andare a comprare un aspirapolvere. No, non ci voglio andare mai più.

Il venditore di aspirapolvere è stato pubblicato sul quotidiano La Repubblica di Parma, nella rubrica letteraria Il sabato del racconto, curata da Tito Pioli

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RobertaZimei
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